20/07/2017 - ACCERTATO IL NESSO CAUSALE TRA TUMORE AL CERVELLO E USO ABNORME DEL CELLULARE

Il Tribunale di Ivrea, con sentenza n. 96 del 30 marzo 2017, ha condannato l’Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale ad un ex dipendente di Telecom Italia S.p.a., al quale è stato diagnosticato un neurinoma dell’acustico destro causato da uso abnorme del telefono cellulare per esigenze lavorative.

Il Tribunale ha quantificato l’indennizzo per danno biologico permanente in 500 euro mensili, corrispondenti ad una invalidità del 23%, imponendone il pagamento a decorrere dalla data di presentazione della domanda in sede amministrativa.

Il Giudice del lavoro ha ritenuto fondato il nesso causale tra malattia professionale ed esposizione lavorativa a radiofrequenze sulla base dei risultati della CTU medico legale, avvalorati dal richiamo allo studio svolto da IARC sull’esposizione a campi elettromagnetici ad alta frequenza, definiti in tale sede come “cancerogeni possibili per l’uomo”.

La CTU medico legale, attraverso cui è stata accertata la sussistenza del nesso causale tra malattia professionale ed esposizione, ha tenuto conto dell’elevata esposizione alle radiofrequenze (in media 5 ore al giorno, per un arco temporale di 15 anni), della rarità del tumore contratto (colpisce 0,7-1 persona su 100.000), del periodo di latenza (15 anni, del tutto congruo per tale tipologia di tumori), nonché della coincidenza tra uso del telefono con la mano destra e lato destro del capo ove si è sviluppata la patologia.

La sentenza in esame segue un filone giurisprudenziale inauguratosi con la sentenza n. 614/09 della Corte di Appello di Brescia, successivamente confermata dalla Cassazione (sentenza n. 17438/12), che ammette l’esistenza del nesso causale tra tumore encefalico ed uso abnorme del telefono cellulare.

 

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dott. Niccolò Trevisani