31/05/2018 - LA CORTE DI APPELLO DI ROMA INTERVIENE SUL RISARCIMENTO DEL DANNO PER RECESSO AD NUTUM DA CONTRATTO DI CONCESSIONE DI VENDITA AVVENUTO CON MODALITÀ CONTRARIE A BUONA FEDE

La Corte di Appello di Roma II Sezione (sentenza n. 691/2018), ha applicato il principio enunciato dalla Cassazione (sentenza n. 20106/2009), per cui l’esercizio del diritto di recesso ad nutum, previsto contrattualmente, deve avvenire nel rispetto dei principi di buona fede e correttezza, e ha dichiarato l’illegittimità del recesso dal contratto di concessione di vendita esercitato da una nota casa automobilistica.

La vicenda oggetto della sentenza coinvolgeva, da un lato, una nota casa automobilistica, dall’altro lato, una serie di concessionari auto della medesima casa. Questi ultimi adivano il giudice sostenendo che la casa automobilistica aveva esercitato il diritto di recesso ad nutum, previsto dal contratto di concessione, con modalità abusive e contrarie al principio di buona fede. I concessionari esponevano una serie di circostanze a fondamento delle proprie ragioni: i) la concedente (la casa automobilistica) aveva sollecitato nuovi investimenti da parte dei concessionari, suscitando in questi ultimi un legittimo affidamento in merito alla continuazione del rapporto; ii) la concedente, pur avendo intimato il recesso a quasi 200 concessionari, non riduceva la rete di vendita, affidando le zone “liberate” dai concessionari revocati ad ex dirigenti della società; iii) la concedente aveva pubblicizzato sulla stampa locale la cessazione del rapporto di concessione, rendendo nota la cessazione alla clientela.

La Corte di Appello, nella citata sentenza, ha ritenuto che il comportamento della casa automobilistica non fosse stato improntato ai necessari criteri di correttezza e lealtà nell’ambito dell’esecuzione del rapporto contrattuale, rilevando, da un lato, l’evidente sproporzione fra gli interessi del concedente e quelli dei concessionari, questi ultimi destinati a subire la rigida governance della casa produttrice; in secondo luogo, osservando che la decisione della casa automobilistica aveva provocato ingenti ripercussioni economiche in capo ai concessionari, non consentendo ai destinatari di ammortizzare gli impegni economici sostenuti.

 

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dott. Niccolò Trevisani