14/06/2018 - VENDITA DI PRODOTTI ALIMENTARI CONFEZIONATI DOPO IL TERMINE MINIMO DI CONSERVAZIONE (TMC): NON È REATO SE NON È PROVATA LA PERICOLOSITÀ DELL’ALIMENTO PER LA SALUTE DEL CONSUMATORE

La Corte di Cassazione, in una recente sentenza (Sez. Pen. n. 16018/2018), ha ribadito che la commercializzazione di prodotti alimentari confezionati oltre il termine minimo di conservazione non è, di per se, sufficiente a configurare il reato di messa in vendita di sostanze alimentari nocive se manca la prova della capacità dell’alimento di nuocere alla salute del consumatore.

Il caso riguardava una confezione di latte in polvere venduto da una farmacia oltre il termine minimo di conservazione che, a seguito del consumo, aveva causato ad un neonato dolori addominali e febbre.

In primo grado, la titolare della farmacia, a causa del mancato controllo del prodotto, era stata condannata per commercio di sostanze alimentari nocive mentre, in grado d’appello, la sentenza era risultata favorevole alla farmacista con l’assoluzione della stessa.

La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di appello dal momento che non è risultato provato che i sintomi riscontrati dal neonato erano stati causati da un’intossicazione da latte in polvere venduto e consumato oltre il termine minimo di conservazione; anche perché i sintomi riscontrati dal minore potevano avere cause diverse da quelle ipotizzate dall’accusa.

La titolare della farmacia, in forza della sentenza di assoluzione, non ha pertanto dovuto corrispondere alcun risarcimento e ha ottenuto anche la condanna di controparte al pagamento delle spese processuali.

 

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avv. Christian Cerutti