03/01/2019 - ACHMEA BV v SLOWAKISCHE REPUBLIK (SLOVAK REPUBLIC)

Con Sentenza del 6 marzo 2018 (C-284/16), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata sulla compatibilità delle clausole compromissorie contenute nei Trattati Bilaterali di Investimento (c.d. BITs) con il diritto dell’Unione Europea, alla luce della competenza esclusiva riconosciuta dal Trattato di Lisbona all’Unione Europea in materia di commercio e investimenti.

Nel caso di specie, si trattava di un BIT concluso nel 1991 tra il Regno dei Paesi Bassi e la Cecoslovacchia, cui è succeduta la Repubblica Slovacca a partire dal 1993. Il BIT in commento prevedeva, oltre ai consueti standards di protezione degli investimenti esteri, la possibilità per l’investitore (olandese o slovacco) di agire direttamente contro lo Stato ospitante l’investimento (Repubblica Slovacca o Paesi Bassi) innanzi ad un tribunale arbitrale internazionale in caso di violazione dei menzionati standards (clausola compromissoria).

Sul punto, la Corte ha stabilito che la devoluzione di una controversia nascente dal BIT al collegio arbitrale pregiudica il diritto dell’Unione Europea, minando in particolare le competenze e l’autonomia del sistema giuridico dell’Unione.

La Corte ha, infatti, ritenuto che il collegio arbitrale, nell’espletamento delle sue funzioni, non attua solo ed esclusivamente quanto previsto dal BIT, ma è anche chiamato ad applicare e a interpretare il diritto dell’Unione Europea. Ciò comporta pregiudizio all’autonomia e alla primazia del diritto dell’Unione Europea perché Il collegio arbitrale non è qualificabile come autorità giudiziaria di uno Stato membro e non può pertanto, in caso di dubbi sull’interpretazione del diritto U.E., fare ricorso alla Corte di Giustizia Europea in via pregiudiziale, come previsto dall’articolo 267 TFUE.

 

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dott.ssa Sophie Charlotte Monachini