17/01/2019 - UNA RECENTE SENTENZA DELLA CASSAZIONE TORNA A CHIARIRE QUANDO UNA SOSTANZA PUO ESSERE CONSIDERATA UN SOTTOPRODOTTO E NON UN RIFIUTO

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39400/2018, ha precisato che, al fine della qualificazione di una sostanza come rifiuto o un sottoprodotto, è l’interessato all’utilizzo di tale sostanza che deve provare che siano presenti e rispettati tutti i requisiti previsti dall’articolo 184-bis del decreto legislativo 152/2006 (Codice Ambientale).

In particolare, La Corte ha evidenziato che è sottoprodotto e non rifiuto qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfi tutte le seguenti condizioni: a) la sostanza o l'oggetto deve trarre origine da un processo di produzione, di cui costituisca parte integrante, e il cui scopo primario non sia la produzione di tale sostanza od oggetto; b) deve esserne certa l'utilizzazione nel corso dello stesso e/o di un successivo processo di produzione e/o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi; c) la sostanza o l'oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; d) l'ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l'oggetto soddisfa, per l'utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell'ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull'ambiente o la salute umana.

La Corte ha quindi ribadito il principio che incombe sull'interessato l'onere di provare che tutti i suddetti requisiti, richiesti dall'articolo 184-bis per attribuire alla sostanza la qualifica di sottoprodotto, siano stati osservati, mentre al giudice compete la verifica se il materiale probatorio fornito dalla parte abbia assolto tale onere.

Nel caso concreto i giudici hanno ritenuto che il materiale plastico oggetto di causa non poteva qualificarsi come sottoprodotto in quanto difettavano sia i requisiti di cui alla lett. a) (trattandosi non di residui di produzione ma di scarti di produzione) che quelli della lett. c) dell’art 184 bis, d.lgs. n. 152/2006 (non vertendosi in fattispecie di utilizzo diretto senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale, ma anzi dovendo il materiale plastico essere sottoposto ad un diverso ed ulteriore trattamento al fine di diventare materiale tessile - pile-, con conseguente perdita delle originarie caratteristiche merceologiche e di qualità ambientali).

 

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avv. Marco Falsiroli