08/06/2017 - CONCORRENZA: LE CLAUSOLE DI PARITA' NEI CONTRATTI TRA HOTEL E PIATTAFORME ON-LINE. SVILUPPI NEL PANORAMA EUROPEO

Lo scorso 6 aprile, la Commissione Europea - unitamente alle autorità garanti della concorrenza di alcuni Stati membri dell’Unione Europea (‘UE’), tra cui quella italiana - ha pubblicato un Report sul settore delle prenotazioni alberghiere on-line.

In particolare, il Report analizza le c.d. clausole di parità, usualmente previste nei contratti stipulati dalle piattaforme di prenotazione online (per esempio, Booking, Expedia) con le strutture alberghiere, e gli effetti prodotti sul mercato dalla loro totale e/o parziale censura da parte delle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri.

Le clausole di parità, inserite nei contratti commerciali stipulati tra piattaforme e albergatori, mirano a garantire alle prime un prezzo di vendita non maggiore rispetto a quello applicato dalla struttura alberghiera attraverso altri canali di vendita, impedendo alla struttura alberghiera di offrire sul proprio sito Internet (o altrove) camere a prezzo inferiore rispetto a quello applicato dalla piattaforma online.

Tali clausole sono state oggetto di critiche da parte degli operatori alberghieri e di censure ad opera delle autorità garanti della concorrenza, della giurisprudenza e/o dello stesso legislatore in molti Stati membri dell’UE. A seguito di tali critiche e censure, molte piattaforme hanno assunto volontariamente l’impegno di ridurre la portata delle clausole di parità.

In Francia, per esempio, le clausole di parità sono state considerate nulle dalla giurisprudenza alla luce dell’art. 442-6, I, 2 del Code de Commerce francese, in quanto giudicate contrarie a norme imperative dell’ordinamento francese. In particolare, il Tribunale del Commercio di Parigi (7 maggio 2015) ha dichiarato nulla una clausola di parità che, nel contratto regolante il rapporto tra una nota piattaforma di prenotazioni alberghiere e viaggi online e le sue affiliate e le strutture alberghiere, prevedeva l’applicazione automatica alla piattaforma delle condizioni più favorevoli eventualmente garantite dalla struttura alberghiera ad altri clienti. Il tribunale ha ritenuto che la clausola in commento fosse atta a creare «un déséquilibre significatif dans les droits et obligations des parties», in contrasto con quanto previsto dall’articolo 442-6, I, 2 del Code de Commerce. Quest’ultimo articolo rappresenta, secondo il Tribunale, una norma di applicazione necessaria dell’ordinamento francese ai sensi del Regolamento Roma I, tutelante interessi essenziali dello Stato, che viene in rilievo a prescindere dalla legge scelta delle parti per regolare il contratto. La decisione della giurisprudenza francese è stata successivamente convalidata dalla c.d. Loi Macron dell’agosto 2015.

In Germania, l’autorità garante della concorrenza (Bundeskartellamt) ha ritenuto illegittime le clausole di parità, anche nella loro versione “ridotta”, come limitate nella portata applicativa da parte delle piattaforme on-line.

In Italia, infine, le clausole di parità sono state oggetto di espressa censura da parte del D.D.L.  (A.S. n. 2085 del 20 febbraio 2015) sulla "Legge annuale per il mercato e la concorrenza", la cui approvazione definitiva è attesa entro l’estate 2017. Ai sensi del D.D.L. menzionato, è considerato “nullo ogni patto con il quale l’impresa turistico-ricettiva si obbliga a non praticare alla clientela finale, con qualsiasi modalità e qualsiasi strumento, prezzi, termini e ogni altra condizione che siano migliorativi rispetto a quelli praticati dalla stessa impresa per il tramite di soggetti terzi (le piattaforme), indipendentemente dalla legge regolatrice del contratto.” Singolarmente, secondo il Report, l’Italia è uno dei Paesi in cui la limitazione dell’ambito di applicazione delle clausole di parità, attivate a titolo volontario da alcune piattaforme on-line nel corso del 2015/2016, ha inciso maggiormente in termini di concorrenza, aumentando la differenziazione tariffaria tra piattaforme e altri canali di vendita. Verosimilmente, la definitiva censura delle predette clausole ad opera del legislatore - con l’approvazione del D.D.L. menzionato - avrà ulteriori effetti positivi sul gioco della concorrenza nel settore alberghiero.

 

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avv. Sondra Faccio